BALI – ITINERARIO – 1 SETTIMANA – La magia dell’isola degli Dei
Bali è forse il luogo più magico che abbia mai visto che mi ha fatto ritrovare me stessa in un periodo molto difficile e mi ha permesso di riconnettermi profondamente con la natura. E’ un’isola mistica, sicuramente molto turistica, ma basta guardare altrove, spostarsi dai luoghi più gettonati, per trovare quelle tradizioni secolari e quella profonda spiritualità che può davvero arricchire il viaggio. Abbiamo deciso di viverla in libertà, girandola in motorino senza programmi serrati, facendoci trasportare dalle circostanze e visitando solo alcuni dei luoghi più iconici e ma soprattutto tanti luoghi sconosciuti… e mai scelta fu più azzeccata!
Bali può sembrare una piccola isola, ma in realtà non basterebbero anni per vederla tutta. Quello che trovate è il nostro itinerario di una settimana, consapevoli di averne visto solo una piccola parte e con la speranza di tornarci presto!
Questo viaggio fa per te se:
✔ hai bisogno di riconnetterti con te stesso
✔ adori immergerti nella cultura orientale
✔ hai una passione per i luoghi tropicali dalla natura lussureggiante
✔ non vuoi fare il turista, ma vuoi conoscere davvero un luogo magico
Consigli per iniziare a organizzare il viaggio
VOLI
Per raggiungere Bali (Aeroporto Ngurah Rai –Denpasar – DPS), le opzioni più convenienti e comuni includono voli con scalo operati da compagnie come Qatar Airways (scalo a Doha), Singapore Airlines (scalo a Singapore), Emirates (scalo a Dubai) e Turkish Airlines (scalo a Istanbul). Anche compagnie asiatiche come Malaysia Airlines, Thai Airways e EVA Air offrono ottimi collegamenti, spesso con prezzi competitivi e buoni servizi a bordo. Noi abbiamo volato con Emirates con scalo a Dubai fino a Kuala Lumpur e dopo qualche giorno abbiamo preso un volo di tre ore con Air Asia.
METEO
Bali ha un clima tropicale con temperature calde tutto l’anno, intorno ai 27–32°C. La stagione secca va da maggio a ottobre, ideale per spiagge e attività all’aperto. Da novembre ad aprile è la stagione delle piogge, con brevi acquazzoni intensi soprattutto nel pomeriggio.
Noi abbiamo viaggiato a giugno, il clima era perfetto e non troppo afoso. Inoltre, essendo la stagione secca, non abbiamo trovato zanzare o altri insetti. Consigliato comunque portare sempre un buon repellente per zanzare perchè sull’isola sono comunque presenti malattie come la Dengue.
MONETA E COSTI
La moneta ufficiale a Bali è la rupia indonesiana (IDR), e 1 euro equivale a diverse migliaia di rupie, quindi è comune maneggiare grandi numeri. Bali è una destinazione economica: si può mangiare in un warung locale con 2–4 euro e dormire in guesthouse pulite già da 10–15 euro a notte, gli hotel di lusso hanno un costo che parte dai 100 euro a notte. I pagamenti avvengono spesso in contanti, ma nelle zone turistiche molte strutture accettano carte. Cambia i soldi in uffici autorizzati e fai attenzione ai tassi troppo “convenienti”.
LINGUA
A Bali si parlano principalmente il bahasa indonesia, lingua ufficiale del paese, e il balinese, usato nella vita quotidiana tra locali. L’inglese è ampiamente compreso nelle zone turistiche, soprattutto da chi lavora nell’ospitalità. Un semplice “terima kasih” (grazie) in indonesiano è sempre apprezzato.
DATI INTERNET
La connessione a internet è generalmente stabile nelle zone turistiche come Ubud, Canggu, Seminyak e Uluwatu, con Wi-Fi gratuito in molti hotel, bar e ristoranti. Per una connessione più affidabile ovunque, conviene acquistare una SIM locale: Telkomsel è la più consigliata per copertura e velocità, seguita da XL Axiata. Puoi acquistarla direttamente in aeroporto o nei negozi ufficiali, con pacchetti dati economici (es. 25 GB a meno di 10 euro). Assicurati che il tuo telefono sia sbloccato e porta con te il passaporto per la registrazione obbligatoria.
TRASPORTI
Non esiste un sistema di trasporto pubblico efficiente, quindi ci si sposta principalmente in scooter o con driver privati. Noleggiare uno scooter è economico (circa 5–7 euro al giorno) ed è il mezzo più pratico per esplorare l’isola, nonché quello che abbiamo utilizzato noi, ma serve prudenza a causa del traffico caotico. In alternativa, app come Grab e Gojek permettono di chiamare taxi o mototaxi a prezzi contenuti. Per spostamenti più lunghi o tour giornalieri, conviene prenotare un autista con auto, spesso disponibile anche per l’intera giornata. I tempi di percorrenza segnalati su Google Maps non sono affidabili, occorre almeno raddoppiali per avere un’idea della durata del tragitto.
REGOLE E CULTURA
Luoghi di interesse
TEMPLI
Pura Mengening
Pura Tirta Sudamala
Beji Selati – Genah Melukat & Pesiraman Pura Dalem Pingit
Beji Griya Park Waterfall Temple
Pura Taman Pecampuhan Sala
Palazzo Ubud
VILLAGGI
Bangli
Penglipuran
Muncan
Sebali
Jimbaran
Kuta
Nusa Dua
NATURA
Banjar mancingan Rice trekking
Gembleng Waterfall
Sideman Ricefield
Tegalalang Ricefield
Goa Raja Waterfall
Banyumala Waterfall
SPA & POOL
Karsa Spa
Putri Bali Spa
Cretya Ubud
HOTEL
Puri Sebali Resort
Sol by Melia Benoa
Itinerario
Giorno 5
Trasferimento da Ubud a Nusa Dua, sistemazione all'Hotel Sol By Melia Benoa. Pomeriggio in bicicletta alla scoperta di Nusa Dua e serata a Jimbaran per ammirare il tramonto e cenare sulla spiaggia.
Giorno 6
Snorkeling alla scoperta della barriera corallina di Nusa Dua, relax con un massaggio balinese e pranzo in hotel. Nel pomeriggio visita al villaggio di Kuta per ammirare l'ultimo magico tramonto. Ritorno dopo cena in hotel.
Giorno 7
Trasferimento dall'hotel all'aeroporto di Denpasar per il volo di ritorno intercontinentale via Kuala Lumpur.
Giorno 1
Volo Kuala Lumpur - Bali. Trasferimento dall'aeroporto a Ubud, sistemazione al Puri Sebali Resort, serata alla scoperta del villaggio di Sebali nei dintorni dell'hotel.
Giorno 2
Nei dintorni di Ubud in scooter: Risaie di Sebali, Ubud Palace, Monkey Forest e rito purificazione al Beji Griya Park Waterfall Temple. Serata a Ubud.
Giorno 3
In scooter all'avventura: da Ubud al Sideman. Sosta improvvisata in un tempio con una tradizionale recita scolastica di fine anno, visita al villaggio di Penglipuran, soste improvvisate lungo il tragitto nel villaggio di Muncan per una cerimonia balinese e in una pagoda per assistere ad un combattimento tra galli. Passeggiata tra le risaie del Sideman. Al ritorno visita al Tempio di Goa Gajah. Serata a Ubud.
Giorno 4
Visita all'alba alle Tegalalang Rice Terrace, relax nelle incredibili piscine terrazzate del Cretya e pranzo nel suo ristorante con vista. Si prosegue con una sosta per la degustazione del caffé più pregiato al mondo, il Kopi Luwak. Nel pomeriggio visita al tempio Tirta Empul con le sue acque sacre. Ritorno in hotel per un massaggio balinese. Serata a Ubud al Pura Batukaru per assistere alla famosa Kecak Dance nella versione femminile.
Giorno 1
Volo: Kuala Lumpur/Bali Denpasar – 3h di volo
Percorrenza: 24 km – 1,5 h di auto
Data: 4 giugno
Tappe: Aeroporto di Bali Denpasar – Puri Sebali Resort (Ubud)
Pernottamento: Puri Sebali Resort (100 euro/notte)
Il nostro viaggio a Bali parte dall’aeroporto di Denpasar, dove arrivano tutti i voli internazionali, a sud dell’isola. Il nostro volo di Air Asia, proveniente da Kuala Lumpur, nostra precedente tappa, atterra con due ore di ritardo e come se non bastasse, i controlli in aeroporto sono lunghi e articolati. Il controllo passaporti è il più veloce, grazie anche al visto elettronico fatto con qualche giorno di anticipo, mentre i controlli doganali sono infiniti, a causa di un noiosissimo modulo da compilare online e da stampare ai totem dell’aeroporto. Terminati i controlli ne approfittiamo per acquistare una sim dati, indispensabile per il nostro viaggio on the road, in uno dei tanti chioschetti presenti agli arrivi, e decidiamo di cambiare qualche spicciolo, non si sa mai.
Il giorno precedente, abbiamo chiesto al nostro hotel di organizzarci lo spostamento verso Ubud, prima tappa del nostro itinerario.
Il nostro autista ci aspetta con un foglietto in mano con i nostri nomi agli arrivi del fioritissimo e profumatissimo aeroporto di Ngurah Rai, dove iniziamo ad assaporare già la magia dell’aria balinese.. i fiori sono ovunque, persino nei bagni dell’aeroporto.
Oltre alla magia balinese, ci scontriamo subito anche con il suo traffico e ci mettiamo un ora e mezza per percorrere i 24 km di distanza tra l’aeroporto e Ubud. Tralasciando il traffico, la bellezza e la cultura di quest’isola induista è visibile chiaramente dai nostri finestrini. Case adornate di statue di pietra, con tetti spioventi e decorati e una natura così rigogliosa che è visibile anche all’imbrunire.
Arriviamo per l’ora di cena a Ubud, precisamente a nord di Ubud, dove abbiamo una meravigliosa camera prenotata al Puri Sebali Resort, situato nel villaggio di Sebali.
La decisione di non alloggiare a Ubud città è stata presa per più motivi: non restare imbottigliati nel traffico, la vicinanza ad alcuni dei siti che vorremmo visitare e apprezzare la bellezza delle risaie e della natura fuori dalla finestra dell’hotel.
L’arrivo al Puri Sebali ha qualcosa di magico. Avevo visto così tante volte le sue foto su Booking, che quasi mi sembrava di conoscerlo.
La nostra prenotazione è per una fantasmagorica suite di 50 mq con terrazza sulle risaie, pavimenti in pietra lucida, tetto a vista in legno, letto a baldacchino king size e una vasca da bagno con affaccio diretto su una gigante vetrata.
La camera profuma dei Frangipani rosa adagiati sul letto, il fiore più profumato e perfetto che esista al mondo, che imparo a conoscere proprio durante questo viaggio, onnipresente e indossato ovunque dalle balinesi in festa.
Un cesto di frutta tropicale sul comò e una favola della buonanotte balinese sui comodini. I sorrisi del personale dell’hotel è così autentico e spensierato che subito ci sentiamo a casa.
Ormai è buio, riusciamo solo a scorgere la bellezza del paesaggio scuro e silenzioso davanti a noi, e andiamo a cena sulla terrazza dell’hotel, dove assaggiamo il nostro primo Nasi Goreng, piatto iconico indonesiano a base di riso saltato con uova e verdure, servito con spiedini di pollo in salsa di soia.



Giorno 2
Percorrenza: 39 km – 3 h di scooter
Data: 5 giugno
Tappe: Sebali Rice, Ubud Palace, Monkey Forest, Beji Griya Park Waterfall Temple
Pernottamento: Puri Sebali Resort (100 euro/notte)
Riposare in una suite affacciata sulle risaie di Bali ha tutto un altro sapore.
Ci svegliamo all’alba, sono le 6 del mattino, siamo poco sotto l’equatore per cui ci sono 12 ore di luce e 12 di buio.
Le tende bianche del nostro letto a baldacchino sono socchiuse così come le porte scorrevoli della nostra vetrata.
Cammino sul pavimento liscio e fresco a piedi nudi, apro la vetrata e una verde collina fatta di palme e risaie terrazzate si erge davanti a me, circondata da una leggera foschia mattutina.
Lontano si scorge la sagoma del vulcano Batur e la prima luce del sole brilla sulla piscina a sfioro mozzafiato dell’hotel.
Centinaia di uccellini cantano tra le risaie e noi restiamo estasiati e ammutoliti da cotanta bellezza.



Chiediamo a una delle giovani ragazze dell’hotel se possiamo fare una passeggiata all’alba in mezzo a quelle risaie e Wayan ci accompagna volentieri. Il clima è fresco e asciutto, perfetto per una passeggiata. Le risaie da vicino sono curate magistralmente da contadini chinati nelle acque dei verdi terrazzamenti. Chiacchieriamo con Wayan che ha 16 anni, lavora in hotel dall’alba alle 9 del mattino, poi va a scuola e poi ritorna all’hotel. Conosce bene l’inglese, ha due fratellini più piccoli e un cane di nome Molly, come la mia beagolina. Si chiama Wayan perchè è la primogenita della famiglia e ci racconta della regola squisitamente balinese che vuole che tutti i bambini vengano chiamati secondo l’ordine di nascita:
Wayan, Putu o Gede per il primogenito,
Made o Kadek per il secondogenito,
Nyoman o Komang per il terzo figlio,
Ketut per il quarto figlio (sì, come il famoso Ketut di “Mangia, prega, ama”),
e il quinto… si ricomincia da capo aggiungendo “Balik” davanti.
Adoro queste strane usanze che si scoprono solo viaggiando o leggendo, e nei giorni successivi ci divertiamo a fare i calcoli dei fratelli in base al nome di chi abbiamo davanti.






Ritorniamo in hotel per la colazione che dire abbondante è riduttivo:
un piatto strabordante di Nasi Goreng (di noodles o di riso, a piacere),
una ciotola di Bubur Ingjin (riso nero glutinoso al cocco, aromatizzato al pandano e al latte di cocco),
delle deliziose crepes verdi al pandano ripiene di cocco grattugiato, le Dadar Gulung e frutta tropicale a volontà.
E’ già chiaro che salteremo il pranzo.
Prenotiamo una corsa economicissima con Grab che ci accompagni a Ubud, da cui parte la nostra avventura. L’autista ci lascia davanti all’Ubud Palace, residenza ufficiale della famiglia reale di Ubud, espressione massima dell’architettura balinese degli inizi del XIX secolo. L’ingresso è gratuito e ci perdiamo tra i suoi padiglioni caratterizzati da tetti spioventi, colonne finemente decorate e sculture di guardiani in pietra, il tutto circondato da incantevoli e verdissimi giardini con un tappeto di frangipani profumati a terra.




All’uscita del palazzo incontriamo un ragazzo che ci noleggia un possente scooter con un enorme gigantografia di Bob Marley sulla carena anteriore per riconoscerlo tra le migliaia di scooter circolanti nell’isola: 5 euro al giorno. Si parte con il nostro scooter che da qui chiameremo Bob, per le strade di Bali che meritano una dettagliata descrizione. Ben tenute, sicuramente; impervie con curve, salite e discese tra foresta tropicale, risaie e villaggi; intasate di scooter che circolano senza troppe regole; guida a sinistra; affollate da pedoni sul ciglio che trasportano legna, verdura, riso o che vanno a scuola con lo zainetto sulla schiena e addosso la divisa; e infine, paesaggi e abitazioni così incredibili da essere facilmente distratti dalla guida!












Il nostro scooter ci porta alla vicina Monkey Forest ad Ubud, una sacra foresta pluviale abitata da più di 900 scimmie. Il biglietto costa 5 euro e inizia con le statue delle tre scimmiette “non vedo, non sento, non parlo”. La Foresta ospita diversi templi indù ed è considerata un luogo sacro dai balinesi. E’ lussureggiante, con incredibili scorci lungo il percorso, fatti da liane, ponti di pietra sospesi tra profonde gole e sorvegliati da enormi statue, corsi d’acqua tra le ripide faglie e tanti macachi dispettosi che la abitano. Pur essendo un luogo prettamente turistico credo sia imperdibile a Ubud e dedichiamo alla sua visita un paio d’ore rischiando più volte di essere derubati e malmenati dai macachi per avere in cambio del cibo.





Per pranzo ci basta bere l’acqua di un dolcissimo cocco appena aperto, ancora pieni dalla colazione del mattino.
Non abbiamo un programma serrato, ma solo tanti punti salvati sulla mappa di Google Maps.
Avevo da tempo il desiderio di provare un rito di purificazione in un tempio, il cosiddetto Melukat, ma non volevo ritrovarmi in una trappola per turisti.
In cerca di qualcosa di più raccolto, ci imbattiamo in un tempio bellissimo e quasi sconosciuto (temo ancora per poco), in fondo a una stretta via secondaria e sterrata: il Beji Griya Park Waterfall Temple. Scendendo una scalinata in costruzione ci troviamo davanti all’ingresso del tempio, con due grossi Ogoh-ogoh di legno a protezione, circondati dal fumo degli incensi e da una natura rigogliosa.
Ci accoglie una delle sacerdotesse del tempio che ci aiuta ad indossare l’abito tradizionale dei riti di purificazione, il sarong, un drappo tradizionale color smeraldo a copertura delle gambe tenuto in vita da una fascia color ciliegia.
Il rito ha inizio prendendo una corba colma di offerte per gli dei, i tradizionali canang sari, piccoli cestini di foglie di palma realizzati ogni giorno dalle donne balinesi che contengono fiori, incensi fumanti, riso e talvolta qualche dolcetto.
La nostra sacerdotessa sorridente ci accompagna fino in fondo a una scalinata immersa nella foresta, dove ci invita a donare i canang sari ai piedi delle incredibili statue di pietra che raffigurano Shiva, Brama, Visnhu e gli altri Dei che caratterizzano il sincretismo balinese, tra cui il dio supremo Sang Hyang Widhi Wasa e la dea Dewi Sri.
La cerimonia continua scendendo ancora più in basso in una stretta faglia di roccia lucida e bagnata avvolta da liane e millenari alberi di fico.
Camminiamo a piedi nudi tra le fresche acque del ruscello della gola che termina all’interno di una grotta dove veniamo avvolti dall’acqua scrociante di un’altissima cascata che si erge sopra di noi.
Restiamo soli nella grotta, davanti a una statua della dea Dewi Sri a meditare sotto la cascata, in un limbo che difficilmente riusciamo a razionalizzare.
Tornando indietro ci fermiamo alla grande cascata che fa da sfondo al tempio, immergendoci sotto di essa e la sacerdotessa ci consiglia di urlare. Urliamo più forte che possiamo, tanto il rumore dell’acqua è più forte delle nostre voci!
Il rito si conclude con il sembahyang, la benedizione con qualche chicco di riso che ci viene applicato sulla fronte, un segno di protezione e simbolo del profondo legame che la cultura balinese ha con il riso.







Terminiamo frastornati questa incredibile esperienza che ci fa ricordare qual è l’unico modo per purificare un’anima: riconnettersi profondamente con la natura.
Ritornando verso Ubud ci fermiamo in uno dei tanti centri massaggi della piccola città e ne approfittiamo per provare un massaggio balinese. I prezzi sono irrisori (7 euro per un’ora di massaggio) e la qualità è altissima. Ci fermiamo a Ubud per cenare in uno dei tanti Warung della città e ne approfittiamo per passeggiare tra le vie del mercato artigianale.
Giorno 3
Percorrenza: 83 km – 8h di scooter
Data: 6 giugno
Tappe: da Ubud al Sideman
Pernottamento: Puri Sebali Resort (100euro/notte)
Sveglia di nuovo all’alba, ma questa volta per partecipare a una lezione di Yoga offerta dall’hotel sulla sua terrazza vista risaie di Sebali.
Dopo la lezione rigenerante, tenuta da un’insegnate balinese, ci aspetta la nostra abbondantissima colazione.
Si riparte in sella al nostro Bob, direzione est dell’isola, per provare ad arrivare fino al famosissimo Tirta Gangga, un complesso residenziale della famiglia reale soprannominato “Palazzo sull’Acqua” ricco di giardini e dalle iconiche piastrelle in pietra tra le vasche d’acqua colme di carpe e fiori di loto. Google Maps ci indica una distanza di 67 km, troppi da fare in scooter su quelle strade in un solo giorno, ma decidiamo di tentare.
Dopo qualche chilometro è necessario fermarci per il rifornimento e troviamo una delle tradizionali pompe di benzina “Pertamina” contraddistinto da un sistema a manovella dal fascino retrò.
Intanto che Mirko osserva l’ingegnoso meccanismo, io vengo incuriosita da alcuni bimbi vestiti con gli abiti tradizionali al di là della strada che sostano sulla porta di un padiglione.
Proviamo ad affacciarci e veniamo accolti a braccia aperte e invitati a entrare. Si tratta di una recita scolastica di fine anno, dove gli alunni hanno indossato gli abiti colorati e dorati della tradizionale Kecak Dance e si sono truccati come i guerrieri della tradizione. Si divertono ad interpretare i ruoli della Kecak dance e sorridono alle nostre fotocamere con gli occhi truccati di nero e le labbra di rosso fuoco.




Riprendiamo la strada e attraversiamo villaggi meravigliosi. Apprezziamo la cura per la natura e per le case balinesi, così piene di decori e fiori che sembra di essere su un set di un film. Ci imbattiamo in tante scene di vita e di lavoro: c’è che fa essiccare il riso raccolto su grandi teli blu a bordo strada, chi sistema un muro di casa, chi trasporta legname e chi si dedica alla cura delle risaie terrazzate.
Arriviamo alla seconda tappa della giornata: il Penglipuran Village. Un villaggio tradizionale molto frequentato da turisti e scolaresche in gita che è un vero gioiello. Il villaggio si snoda intorno a una sola via lunga, dritta e pedonale, con un pavimento di pietra un po’ in salita e qualche gradino fino ad arrivare alla cima del villaggio. Molte delle case sono aperte ed è possibile visitarle per ammirare magnifiche pagode e cortili ricolmi di piante e fiori tropicali. Dedichiamo un’oretta alla scoperta di questo gioiello.
Continuiamo il nostro giro a bordo di Bob e ci imbattiamo per la prima volta in una cerimonia. Decine di balinesi vestiti con i tradizionali sarong da festa e camicie di pizzo bianco camminano a bordo strada in direzione della pagoda dove ha luogo la cerimonia. Alcune donne trasportano sulla testa ceste in vimini con le offerte per gli dei. In testa al corteo ci sono i suonatori di Gamelan, i tipici strumenti a percussione come metallofoni, xilofoni, gong e tamburi. Tutti ci salutano e proviamo a chiedere di entrare nella pagoda. Purtroppo non possiamo entrare perché non siamo vestiti con il sarong e ci limitiamo ad assistere all’emozionante corteo.






Ma poco più avanti, in un villaggio ancora più sperduto, ci imbattiamo in un’altra cerimonia, altrettanto tradizionale, ma moooolto più cruda e non adatta agli stomaci deboli. Vediamo tanti uomini entrare in una pagoda e ci fermiamo incuriositi. Anche qui ci invitano ad entrare e ci spiegano che a breve ci sarà la tradizionale lotta tra galli. La lotta tra galli è una pratica comune a Bali che ci mostra un lato dei balinesi che ancora non avevamo scorto e che viene ben rappresentato dalla figura del gallo. Quasi ogni balinese ne possiede uno, lo cura e lo riempie di attenzioni, preparandolo alla lotta. Il gallo rappresenta il lato oscuro dei balinesi, perfettamente in linea con la loro cultura del bene e del male: gentilezza e cordialità rappresentano il bene che fa parte della quotidianità, orgoglio e dignità rappresentano il male che a volte esce dall’ombra e si fa sentire impavidamente. Così la lotta tra galli diventa il momento perfetto per esprimere la propria virilità e fare una pausa dai quotidiani atteggiamenti pacifici. Sono solo uomini, il che ci fa capire che non è una pratica apprezzata dalle donne balinesi, se non altro per un suo aspetto oscuro: le scommesse. Centinaia di balinesi si radunano attorno a una pagoda e, in attesa dell’inizio del combattimento nel ring, iniziano ad urlare con le banconote in mano per fare la loro scommessa. Intanto vengono legati speroni affilati alle zampe dei galli e a pochi secondi dall’inizio cala il silenzio nella pagoda. I galli vengono liberati e ad ogni colpo insanguinato la folla esulta, fino a quando il gallo esanime soccombe a terra.
Una pratica crudele e cruenta, che va avanti per diverse ore con più combattimenti, ma dopo il primo decidiamo di lasciare la pagoda.



Pochi chilometri dopo siamo finalmente nel Sideman, una zona poco battuta dalle tratte turistiche che ci regala viste su risaie mozzafiato. Passeggiando tra i campi una ragazza balinese ci fa provare la battitura del riso. Ci consegna un fuscello di riso e iniziamo a batterlo all’interno di una grossa cesta in vimini per farne fuoriuscire i chicchi.
Il tempo di questa giornata scorre veloce, ormai è pomeriggio inoltrato e realizziamo che non è il caso di procedere oltre per non rischiare di guidare nel buio totale delle strade dell’isola.




Sulla via del ritorno, ci fermiamo al Goa Gajah Temple, un altro affascinante tempio famoso come “grotta dell’elefante” per il grande demone intagliato nella roccia dove è possibile, entrando nelle sue fauci, raggiungere una piccola statua di Ganesh con la testa a forma di elefante.
Questo antico tempio è stato riscoperto all’inizio del novecento ed si dice sia stato scavato a mano dai sacerdoti indù che lo usarono nei secoli come eremo.
Oltre all’incredibile demone nella roccia, il Goa Gajah è ricco di bellezza tra scalinate nella foresta, fichi con radici secolari, ponti in pietra e cascate.
Non ci soffermiamo solo alla tradizionale foto a fianco alla grande bocca del demone in pietra, ma ci avventuriamo alla scoperta di tutto il complesso, perdendoci nella bellezza naturale che ancora una volta ci travolge.




E’ quasi buio, e il frastuono di un tuono precede una calda pioggia tropicale che ci accompagna fino al casa. La nostra giornata termina con un lungo bagno nella piscina a sfioro del Puri Sebali, sotto rinfrescanti goccioline di pioggia e un cielo terso.
Giorno 4
Percorrenza: 26 km – 2 h di scooter
Data: 7 giugno
Tappe: Tegallalang Rice Terrace, Cretya, Tirta Empul
Pernottamento: Puri Sebali Resort (100euro/notte)
Iniziamo il nostro ultimo giorno a Ubud assaporando l’incredibile vista delle risaie dalla terrazza della nostra camera.
La prima tappa della giornata sono le Tegallalang Rice Terrace, dove cerchiamo di arrivare presto, per godercele con le prime luci del mattino. Non è molto chiaro da dove è possibile entrare e scegliamo di entrare dal Cretya, un incredibile club con piscine a sfioro terrazzate con vista risaie. Paghiamo i 10 euro di biglietto di ingresso per avere accesso alle piscine e ci vengono consegnati gli asciugamani e le chiavi degli armadietti. Luogo esclusivamente turistico, certo, ma dalla bellezza impareggiabile. Ancora adesso mi chiedo come hanno fatto a costruire delle piscine a sfioro così! Prima di tuffarci nelle piscine, percorriamo il sentiero che arriva alle risaie e ci ritroviamo immersi in terrazzamenti verdissimi, enormi nidi da cui fare le foto, statue di legno e intarsi nelle rocce. E’ facile capire perchè è un patrimonio Unesco. Vediamo anche le famose altalene giganti, dove è possibile dondolare indossando abiti colorati con lunghe code svolazzanti per foto da copertina. Nonostante le tante attrazioni create appositamente per il turismo, riusciamo a scorgere anche qui la quotidianità dei proprietari dei terreni che portano avanti un lavoro minuzioso e incessante per poter raccogliere il loro riso.
Dopo la passeggiata arriva il momento di rinfrescarci nelle acque delle fantascientifiche piscine del Cretya che con le loro forme ondulate, simulano i terrazzamenti delle risaie.
Dopo un pranzo a base di pizza (dopo tanti giorni di viaggio ne sentivamo la necessità), ci troviamo a passeggiare fino ad imbatterci in una dimostrazione delle tecniche di produzione del Kopi Luwak, il più famoso caffè al mondo. L’aroma intenso di questo caffè proviene, niente po po di meno che dalle feci dello zibetto, un piccolo mammifero che vediamo dormire nascosto al fondo di una capanna. I chicchi di caffè vengono espulsi interi dallo zibetto e dopo essere stati ripuliti, vengono tostati e macinati, per produrre un caffè dall’aroma agrodolce. Al termine della visita ci viene offerta una tazza di Kopi Luwak, che assaporiamo su una terrazza circondata di alberi di caffè. Non amiamo il turismo che sfrutta gli animali e anche se ci assicurano che gli zibetti sono trattati in modo impeccabile come animali da compagnia, tendiamo comunque sempre ad evitare questo genere di attività e se non ci fossimo ritrovati per caso in questa dimostrazione, probabilmente non avremmo deciso di farla.
Nel pomeriggio ci spostiamo di pochi chilometri per arrivare al Tirta Empul, uno dei templi più sacri di Bali. La bellezza impareggiabile del tempio dedicato a Vishnu, lo rende meta di troppi turisti che, inevitabilmente, ne intaccano l’atmosfera. Anche se le centinaia di canang sari ai piedi delle divinità, l’odore di incenso che forma una leggera coltre di fumo e il suono forte delle preghiere lo rendono ugualmente un luogo davvero magico. Si dice che l’atto dell’abluzione lungo le sue trenta fontane renda l’anima purificata, motivo per cui si forma ogni giorno una lunga coda di fedeli e turisti in attesa di compiere il rito in cerca dell’assoluzione spirituale. Oltre alla vasca per le abluzioni, il tempio è composto da tanti angoli nascosti e poco frequentati, come la zona delle pagode che circondano la vasca da cui sgorga la sorgente d’acqua.
Il pomeriggio termina con un massaggio al tramonto direttamente nella nostra suite, uno dei più belli mai provati!
Per l’ultima serata ad Ubud abbiamo in programma di vedere lo spettacolo tradizionale della Kecak Dance. Troviamo i biglietti davanti all’Ubud Palace, da uno dei tanti venditori che attirano i visitatori. Ci informano che ci sarebbe stato uno spettacolo un po’ alternativo rispetto al solito, perché formato solo da sole donne. Ascoltiamo il consiglio di non perdercelo e acquistiamo i biglietti, dirigendoci al vicino Pura Batukaru, un piccolo tempio con una bellissima scalinata adornata da candele accese e con in cima un maestoso candi bentar, tipico portale in pietra “spaccato” in due che segna l’ingresso nei templi. L’atmosfera si fa frizzante, decine di persone si riversano attorno al palcoscenico creando un cerchio perfetto dove si svolgerà lo spettacolo. La performance inizia con un grande coro di donne che, vestite di rosso bianco, nero e tra i capelli un frangipane, scendono dalla scalinata e si dispongono sedute in cerchio. Con il loro canto che produce il ritmico suono “cak” e il loro dondolare a tempo facendo vibrare le mani, accompagnano la rappresentazione teatrale che narra l’epopea del Ramayana, in particolare la lotta del dio Rama contro il re demone Ravana, aiutato dal dio scimmia Hanuman. I ballerini interpretano i personaggi della storia con costumi colorati e sgargianti, muovendosi e danzando per raccontare gli eventi. Lo spettacolo finisce con una pericolosa danza tra il fuoco, tra gli applausi degli spettatori.
Terminano così i nostri quattro giorni nei dintorni di Ubud, consapevoli che probabilmente non basterebbero anni per vedere tutto.
Giorno 5
Percorrenza: 50 km – 2h di auto
Data: 8 giugno
Tappe: da Ubud a Nusa Dua
Pernottamento: Hotel Sol by Melia Benoa (100 euro/notte)
Dopo l’ultima infinita colazione del Puri Sebali, il driver di Grab viene a prenderci per il trasferimento nella parte sud dell’Isola.
Per gli ultimi giorni del nostro viaggio, partito da Kuala Lumpur dieci giorni prima, decidiamo di goderci un po’ di mare. E’ stato complicato scegliere un luogo di Bali che potesse comprendere un bel mare, calmo, balneabile e azzurro, belle spiagge e che non sia troppo distante dall’aeroporto. Per questo motivo abbiamo scartato tutta la parte nord ed est dell’isola, dove sono presenti bellissime spiagge ma troppo distanti dall’aeroporto di Denpasar e anche la parte ovest, meta perfetta dei surfisti per le sue imponenti onde ma non per chi desidera fare snorkeling come noi. La penisola di Nusa Dua ci è sembrata la più adatta ai nostri ultimi giorni di relax, per la presenza di belle spiagge bianche, mare calmo e per la vicinanza all’aeroporto.
Il tragitto da Ubud a Nusa Dua è risultato essere, come l’andata, molto trafficato, tanto da metterci due ore per percorrere 50 chilometri.
Il nostro hotel, il Sol by Melia Benoa, fa parte di una serie di hotel vista mare che si snodano nella lunga penisola di Nusa Dua. Nusa Dua non offre molto di più che resort bellissimi, un bel mare cristallino e calmo, una bianca spiaggia e una pista ciclabile perfetta per lunghe pedalate. Ma è molto vicina a tante località come le città di Kuta e Jimbaran o la punta più a sud dell’isola Uluwatu con le sue spettacolari calette.
Entriamo nella nostra camera da letto che è grande come un appartamento. Ha un letto king size, una grande area soggiorno con divano e addirittura due bagni (non si sa mai che uno non basti!).
Le camere affacciano sul bellissimo giardino botanico che termina in spiaggia, dove tra lettini, dondoli e poltrone c’è l’imbarazzo della scelta.
La nostra giornata di relax inizia con l’ennesimo massaggio a 7 euro, nel centro massaggi che si trova proprio di fronte all’hotel, il Carla Spa Nusa Dua, dove farò tappa ogni giorno diventando cliente fissa.
Nel pomeriggio noleggiamo due biciclette e percorriamo la bellissima pista ciclabile che si snoda ai bordi della spiaggia, tra bar, palme e e resort lussuosissimi.
Per cena, un simpatico autista di Grab ci accompagna fino a Jimbaran in un quarto d’ora di auto, una località marittima situata nella costa opposta, per assistere al tramonto. La spiaggia è molto diversa da Nusa Dua: vento forte che crea un soffice aerosol marino, cavalloni altissimi in mare e bimbi che fanno volare i loro aquiloni fanno da sfondo a un tramonto mozzafiato, dai colori rosati, tenui e romantici. Al calar della sera le luci della spiaggia si accendono con decine di ristorantini che allestiscono i loro tavolini sulla sabbia. Ci fermiamo a cenare in spiaggia, seduti in riva al mare, con pesce fresco grigliato e un buon vino, mentro ci godiamo un piccolo spettacolo di giocolieri di fuoco.
Giorno 6
Data: 9 giugno
Tappe: Nusa Dua, Kuta
Pernottamento: Hotel Sol by Melia Benoa (100 euro/notte)
Anche la colazione di questo hotel è impeccabile, con un ricco buffet ricco di ogni delizia. Assaggiamo anche un nuovo frutto tropicale, lo snake fruit, che sbucciato può sembrare uno spicchio d’aglio, ma in realtà ha un gusto dolce e delicato.
Dopo aver dedicato un’ora ad un po’ di Yoga e meditazione sul verde prato fronte spiaggia, decidiamo di rivolgerci ad uno dei tanti chioschetti sulla spiaggia che offrono escursioni di snorkeling sulla barriera corallina. I prezzi sono abbastanza alti e contrattiamo per 50 euro un’escursione in barca di fronte alla spiaggia, dove inizia la barriera corallina. Il mare al largo è abbastanza mosso rendendo l’esperienza a tratti poco sicura; ci tuffiamo in acqua ma c’è una forte corrente che ci trascina lontano dalla barca che ci segue per non perderci di vista. La barriera corallina è carina, ma nulla di equiparabile alle Maldive o alla piccola barriera di Koh Tao in Thailandia. Diversi pesci colorati ci nuotano intorno, ma un plancton urticante ci provoca un fastidioso eritema, nulla di grave, ma siamo costretti ad interrompere il giro. Ritorniamo dopo qualche ora a riva per andare a fare una doccia calda che ci porti via il prurito sulla pelle.
Trascorriamo il pomeriggio in spiaggia e dopo l’immancabile massaggio, ci prepariamo per visitare Kuta.
Kuta è una vivace e popolare località turistica nota per la sua lunga spiaggia di sabbia, le onde ideali per il surf e una frenetica vita notturna. Da piccolo villaggio di pescatori, è diventata il cuore pulsante dello sviluppo turistico dell’isola, offrendo un mix di sport acquatici, shopping, ristoranti, bar, locali e un’atmosfera energica e festosa, perfetta per chi cerca divertimento e attività. Il traffico a Kuta è intenso, percorriamo le sue vie di negozi e locali fino ad arrivare alla grande spiaggia di sabbia dove assistiamo al più incredibile tramonto della nostra vita.
Alcuni balinesi offrono sedie in plastica per assistere al tramonto e tante persone si godono l’atmosfera. Ci troviamo ad assistere a un tramonto in cui il tempo sembra rallentato, la bassa marea crea delle onde lunghe che avanzano lentissime per decine di metri sul bagnasciuga e creano riflessi neri e dorati. Le sagome dei surfisti camminano lungo il bagnasciuga in direzione degli alti cavalloni lontani, al di là della barriera corallina.
Termina così, con questo incredibile tramonto, il nostro viaggio a Bali, sicuramente troppo breve, ma che ci ha regalato emozioni fortissime!
Il giorno seguente salutiamo l’isola e il suo aeroporto fiorito in direzione Kuala Lumpur, dove avremo ancora un giorno libero prima di riprendere il volo internazionale per l’Italia.
You May Also Like
MALDIVE – ITINERARIO – 1 SETTIMANA – Consigli di viaggio per scoprire l’Atollo di Baa: spiagge da sogno, immersioni subaquee e snorkeling
25 Gennaio 2025
MAROCCO – ITINERARIO – 1 SETTIMANA – Da Fez a Marrakech attraversando il Sahara e i Monti dell’Atlante
6 Giugno 2025








