AFRICA,  MAROCCO

MAROCCO – ITINERARIO – 1 SETTIMANA – Da Fez a Marrakech attraversando il Sahara e i Monti dell’Atlante

Il Marocco è una terra dove si incontrano paesaggi sconfinati e incontaminati, oasi lussureggianti nel torrido caldo del deserto ma soprattutto una cultura antica fatta di gentilezza, trattative, sorrisi e ospitalità. E’ un luogo in cui si viene travolti dai profumi esotici dell’ambra e del thè alla menta, simbolo del suo forte spirito ospitale, dall’inconfondibile arte degli intarsi nel legno di cedro e dai colori dei suoi souk, dove brillano le lampade dorate e spiccano piccole montagne di spezie ed henné. Infine, il deserto completa questa esperienze sensoriale attraverso il contrasto tra il suono crudo dei tamburi dei Berberi e il silenzio profondo, immobile e ovattato delle calde notti tra le dune.

Questo viaggio fa per te se:

✔  non temi il caldo secco del deserto

✔  sei un viaggiatore che ama confrontarsi e conoscere le persone del luogo e non teme le contrattazione estreme

✔  cerchi una cultura esotica ma non vuoi allontanarti troppo dall’Italia

✔  ami i viaggi on the road, dove la strada che scorre è già il senso del viaggio

✔  vuoi acquistare a buon prezzo pezzi di arredamento unico per la tua casa

Consigli per iniziare a organizzare il viaggio

 

VOLI

Raggiungere il Marocco dall’Italia è semplice grazie ai numerosi voli diretti disponibili da città come Milano, Roma, Bologna e Napoli. Le principali compagnie aeree che operano sulla tratta sono Ryanair, EasyJet, ITA Airways e Royal Air Maroc. Il volo dura in media 3-4 ore, a seconda della città di partenza e dell’aeroporto di arrivo. Gli scali internazionali più importanti sono Marrakech, Casablanca, Fès e Rabat.

Per il volo di ritorno è consigliabile arrivare in aeroporto con largo anticipo (anche tre ore) perché i controlli possono essere molto lunghi e accurati e stampare il biglietto cartaceo (richiesto soprattutto con compagnie low cost) che occorre esibire al desk del check-in dove ci si deve recare anche nel caso in cui non si abbiano bagagli da imbarcare al fine di validare il biglietto.

METEO

Il Marocco ha un clima molto vario: lungo la costa atlantica il clima è mite tutto l’anno, con inverni freschi e estati ventilate. Nelle zone interne e nel sud desertico, le estati sono torride e secche, mentre gli inverni possono essere freddi, soprattutto di notte. Nelle regioni montuose dell’Atlante, gli inverni portano neve e temperature rigide, mentre le estati restano fresche e piacevoli.

MONETA E COSTI

La moneta del Marocco è il dirham marocchino (MAD); 1 euro equivale a circa 11 dirham, ma il tasso può variare leggermente. Il costo della vita è generalmente basso: si può mangiare con 5–10 euro, dormire in un riad economico con 20–30 euro a notte e muoversi in taxi o bus con pochi euro. I riad di lusso costano dagli 80 euro in su. 

Nei mercati è comune contrattare, mentre nei locali turistici i prezzi sono più alti e spesso espressi anche in euro. Il pagamento in contanti in euro è generalmente accettato in tutti i luoghi turistici ed è eventualmente possibile richiedere anche il resto in dirham. Anche il pagamento con carta di credito è abbastanza comune ma viene preferito l’uso dei contanti.

LINGUA

In Marocco si parlano principalmente l’arabo e il berbero, entrambe lingue ufficiali del Paese. Il francese è molto diffuso, usato nella pubblica amministrazione, nelle scuole e nei contesti formali. Anche lo spagnolo è compreso e parlato soprattutto nelle regioni settentrionali, a Tangeri e Tetouan. 

L’italiano non è molto parlato, ma nelle zone turistiche capita spesso di incontrare persone che lo comprendono e lo parlano correttamente, soprattutto commercianti e guide.

DATI INTERNET

Appena arrivati in Marocco, puoi acquistare una SIM locale direttamente in aeroporto: gli operatori principali come Orange, Inwi e Maroc Telecom hanno stand all’uscita dagli arrivi. Le SIM sono spesso gratuite o costano pochi dirham, e puoi scegliere pacchetti dati prepagati (es. 20 GB a circa 10 euro). È sufficiente mostrare il passaporto e la SIM viene attivata sul momento. 

Prima di partire, assicurati che il tuo telefono sia sbloccato e compatibile con le reti locali.

TRASPORTI

I trasporti in Marocco sono abbastanza efficienti: nelle città ci si muove facilmente con taxi (piccoli o grandi), autobus locali e tram nelle metropoli come Casablanca e Rabat. Per spostamenti tra città, ci sono treni comodi (ONCF) e autobus a lunga percorrenza come CTM o Supratours.

Per raggiungere l’aeroporto puoi anche affidarti ai driver che mettono a disposizione i riad con un prezzo che parte dai 15 euro a tratta.

Per un viaggio on the road nel deserto, il mezzo ideale è un’auto 4×4 a noleggio, indispensabile per affrontare le piste sabbiose e le strade sterrate tra Merzouga, Zagora e l’Erg Chebbi. In alternativa, come abbiamo fatto noi, puoi affidarti a tour organizzati con guide locali, che includono trasporto, alloggio e attività nel deserto. Noi ci siamo affidati all’agenzia locale di Brahim, Morocco Every Day Tour, che ci ha creato per noi un bellissimo viaggio su misura, confrontandosi con noi sulle nostre esigenze e i nostri desideri.

REGOLE E CULTURA

 

PASSAPORTI, VISTO E INFORMAZIONI GENERALI
Per avere le informazioni aggiornate sulle regole di ingresso, vaccinazioni e alert è consigliato consultare il sito ufficiale www.viaggiaresicuri.it
Itinerario
  • Giorno 7

    Visita della Medina di Marrakech, al quartiere ebraico Mellah e al souk di spezie, al Palazzo El Badi e nel pomeriggio tempo libero nella piscina del Riad. Cena in rooftop al tramonto a Place des Epices e serata nella tumultuosa piazza Jemaa el-Fnaa con passeggiata fino alla Moschea di Koutoubia.

  • Giorno 8

    Passeggiata nella Medina di Marrakech, shopping nei souk, visita alla Madrasa di Ben Youssef e quartiere delle concerie. Cena in piazza Jemaa el-Fnaa al tramonto.

  • Giorno 9

    Volo di ritorno da Marrakech.

  • Giorno 1

    Volo per Fez. Transfer alla Medina di Fez, sistemazione in Riad e prima esplorazione a piedi tra le sue vie.

  • Giorno 2

    Tour a piedi della Medina: Concerie Chouara, Madrasa di Bou Inania, artigianato locale e cibo tipico

  • Giorno 3

    Da Fez a Merzouga attraverso le montagne del Middle Atlas, passando dalla fresca Ifrane e la Ziz Valley. Arrivo in serata nel deserto Erg Chebbi, escursione in cammello al tramonto e notte in campo tendato.

  • Giorno 4

    Esplorazione del deserto tra alba, sterrati tra le dune in 4x4, visita ai campi dei berberi nomadi, musica Gnawa e Oasi di datteri. Nel pomeriggio visita al souk di Rissani. Notte in hotel a Merzouga.

  • Giorno 5

    Da Merzouga a Ouarzazate, con sosta a Erfoud, per la visita a un laboratorio di estrazione di fossili. Proseguimento per le Gole del Todra, con passeggiata tra le sue acque. Arrivo dopo pranzo alla valle del Dades e della città delle rose, Kelaa Mgouna. Proseguimento lungo la strada delle Mille Kasbah, con sosta alla Kasbah Amridil, fino ad arrivare a Ouarzazate, soprannominata la "Hollywood del Marocco". Pernottamento in hotel.

  • Giorno 6

    Dopo la colazione e una breve visita agli studi cinematografici di Tifoultout, proseguimento per la Kasbah di Ait Ben Haddou, patrimonio dell'UNESCO. Nel pomeriggio partenza per Marrakech attraverso il passo di Tizi-N-Ticha. Arrivo in Riad nel tardo pomeriggio.

Giorno 1
 
Volo: Milano Bergamo – Fes
Tempo di percorrenza: 3 ore
Data: 28 giugno
Tappe: Medina di Fes El Bali
Pernottamento: Riad Sayeda Al Hora (80 euro/notte, con piscina)

 

Partiamo in mattinata con un volo diretto da Milano Bergamo verso il caldissimo Marocco estivo, con atterraggio all’aeroporto di Fes nel primo pomeriggio. Il nostro Riad, ci organizza il transfer per raggiungere la medina. Appena l’aereo apre le porte veniamo folgorati da un caldissimo e secchissimo vento costante. La vista dall’aereo ci aveva già offerto paesaggi lunari, gialli e marroni, con morbide colline e campi di ulivi. Per arrivare alla Medina di Fez, attraversiamo la città nuova: strade grandi e moderne contornate da palme, tanti lavori, piste ciclabili e case in costruzione. Ci lasciamo alle spalle la zona nuova, attraversando le morbide colline aride e polverose che separano le due parti della città e finalmente vediamo dall’alto, di fronte a noi la città vecchia circondata dalle sue mura: Fes El-Bali, la Medina. 

L’auto ci lascia alle porte della Medina e un simpatico ragazzo ci viene a prendere per non lasciarci perdere nelle intricate 9000 stradine della cittàE’ primo pomeriggio, caldo torrido e silenzio della controra, qualche gatto che riposa negli anfratti ombrosi. Percorriamo pochi metri in discesa e svoltiamo nel vicolo del nostro Riad, il Riad Sayeda Al Hora. Un vicolo stretto che nasconde un tesoro: un pesante portone monumentale di legno di cedro, maestralmente intarsiato, preceduto da stupende piante tropicali si apre davanti a noi per farci entrare in paradiso. 

La corte interna del Riad ha un microclima incredibilmente fresco e silenzioso. L’apertura sul tetto fa filtrare la luce del sole dall’alto creando intimi giochi di luce. Al centro si trova una fontana, alcuni tavolini, una fresca piscina e piante tropicali. Le camere si affacciano sulla corte interna che è totalmente decorata dai tipici intarsi lignei, stucchi intagliati con motivi geometrici e floreali e ceramiche dai tipici colori marocchini: blu cobalto, verde smeraldo, bianco, nero, ocra e marrone. L’atmosfera è intima, silenziosa, fresca, profumata. Ed è subito una folgorazione: innamorati persi dell’arte marocchina. 

Veniamo accolti con un delizioso thè alla menta versato dalla teiera a un’altezza vertiginosa e da dolcetti e pasticcini. Una volta terminati, veniamo accompagnati nella nostra camera: grande, spaziosa, con il soffitto totalmente decorato da minuziosi intarsi bianchi e un ampio balcone con un divano damascato con affaccio sulla corte del riad.Non ci lasciamo scappare l’occasione di una prima passeggiata nelle intricate vie della Medina. Ci accorgiamo fin da subito che Google Maps è totalmente inutile se non per orientarsi in base ai punti cardinali della sua bussola. Dopo pochi passi ci accorgiamo che agli angoli delle vie, una moltitudine di ragazzini è pronta ad inseguirti per offrirsi di accompagnarti nel souk facendoci quasi cascare nel loro tranello delle strade chiuse. Decidiamo di proseguire per la nostra strada, senza ascoltare i loro avvertimenti “the road is close!”.

Perdersi diventa il principale divertimento della giornata e ad ogni angolo ci aspetta una sorpresa: famiglie sorridenti che ci danno il benvenuto, vicoli realmente chiusi e un artigiano che intarsia il legno di cedro che ci racconta orgoglioso della sua arte. Man mano che ci avviciniamo al souk i profumi si fanno più intensi e ben presto veniamo avvolti dall’atmosfera del cuore della Medina: botteghe di spezie, alimenti, souvenir, tajine, ceramiche, lana, cuoio, legno, lampade di ottone che si affacciano tutte nei vicoli ombreggiati da coperture di legno intarsiate da cui filtrano i raggi del sole. 

E’ fine giugno, un vento caldo, secco e costante soffia tra i vicoli, e ci siamo solo noi, pochissimi turisti e tanti “local”.

Ci fermiamo in una piazzetta dove un uomo dagli occhi dorati e sorridenti ci invita per un thè. Ci sediamo sui divanetti a sorseggiare il nostro secondo thè bollente alla menta e ad osservare la vita marocchina: nessun mezzo a motore, solo asini che trainano piccoli carretti, i bimbi che scorrazzano in gruppo, i negozianti che chiacchierano tra loro seduti sulla soglia delle loro botteghe, donne dai lunghi abiti colorati con il viso coperto dal velo che fanno la spesa. Un’atmosfera rilassata e serena ci da il benvenuto e tante persone ci accolgono con un sorriso o con un saluto.

Per cena decidiamo di non allontanarci troppo dal nostro Riad e la scelta è azzeccata perché di notte i vicoli di Fes sono poco illuminati. Decidiamo di mangiare  al ristorante Dar Fes Medina dove assaggiamo la nostra prima Tajine di pollo con le prugne secche, una delizia per il palato!

Stanchi e assonnati, ritorniamo nel nostro meraviglioso Riad, dove ci attende una notte al fresco dell’aria condizionata in un morbido e confortevole letto.

Giorno 2
 
Data: 29 giugno
Tappe: Medina di Fes El Bali
Pernottamento: Riad Sayeda Al Hora (80 euro/notte, con piscina)

 

Sveglia presto e ci aspetta una meravigliosa colazione in stile marocchino nella corte del riad: nessun buffet, ma il nostro tavolo si riempie di tante piccole monoporzioni di yogurt, uova, marmellate, miele, pane e piatti tipici come le Msemen (crepes sfogliate) e i Baghrir (tipici pancake sottili e bucherellati). 

Dopo esserci riempiti per bene lo stomaco si parte per la vera e propria visita di Fez con una guida locale che ci accompagnerà a piedi per la Medina della città (tour prenotato con Get your Guide). 

La nostra guida è un eclettico marocchino di nome Jabal dallo stile di vita senza regole, che ci accoglie con una lunga tunica blu e una sigaretta “speciale” tra le dita.

 Prima tappa: Concerie di Chouara

Ci accorgiamo di essere vicini alle concerie quando iniziamo a scorgere un forte odore di pelli. Jabal ci lascia nelle mani di Mohamed, che lavora come guida nelle concerie e ci conduce, attraverso ripide scale, al point view dove si possono ammirare dall’alto le pittoresche vasche colorate patrimonio Unesco. Ci viene fornito il classico rametto di menta per contrastare l’odore forte delle lavorazioni, ma presto ci abituiamo a quell’odore non rendendolo più necessario. La vista delle concerie è veramente suggestiva: pozze dai mille colori, ognuna con una precisa funzione. L’odore più forte viene da quelle di colore bianco, composte da calce ed escrementi di piccione che servono per ammorbidire le pelli e toglierne i peli. E’ sicuramente una vista non adatta ai deboli di stomaco. Gli operai lavorano immersi nelle vasche e si spostano agilmente tra una lavorazione e l’altra. Altre pozze sono dedicate alle tinture, riempite con accesi pigmenti naturali color ocra, cobalto e verde. Ci raccontano che è un lavoro duro, sfiancante e pericoloso; una sorta di “gavetta” che spesso si ritrovano a fare giovani ragazzi alle prime armi. 

La visita continua poi nei negozi di pelli della conceria: giacche, pouf e scarpe meravigliose….. ma veramente troppo care! A Marrakech siamo riusciti a trovare gli stessi prodotti a un quarto del prezzo per cui non affrettatevi a comprare!

Continuiamo il nostro giro a piedi nelle intricate 9000 stradine della città, facendo un percorso a zig zag che visto su Google Maps farebbe rabbrividire qualsiasi organizzatore serio di viaggi, ma con Jabal e la sua erba magica tutto sembra avere un senso! 

Visitiamo la meravigliosa Madrasa di Bou Inania, una delle scuole coraniche più antiche al mondo, nonché esempio eccelso di architettura marocchina, il Souk dei tintori della lana con le sue matasse colorate appese ai muri, alcuni negozi del famosissimo olio di Argan, la Moschea AI-Qarawiyyin, non visitabile dai non musulmani, che ospita la più antica università al mondo e infine l’immancabile presentazione in un negozio di tappeti

La visita della bottega inizia da una spettacolare terrazza panoramica dove possiamo ammirare dall’alto Fez, la sua grande moschea con il tetto in maioliche verde scuro e i minareti della città. Ci invitano poi ad accomodarci su un comodo divanetto e, dopo l’immancabile thè alla menta di benvenuto, inizia un infinito show di tappeti di ogni tipo: berberi, arabi, in cotone, lana o seta d’agave. 

Prezzi anche in questo caso troppo alti, per cui ringraziamo il gentile proprietario con un sonoro “Shkran” e ci congediamo da lui. 

I profumi della Medina sono sempre più intensi man mano che si avvicina l’ora di pranzo e quando i Muezzin iniziano il loro canto alla preghiera dagli altoparlanti dei minareti, salutiamo Jabal e cerchiamo un posto per pranzo.

Ci fermiamo per pranzo al ristorante Almandar accomodandoci su una terrazza panoramica con vista sulle mura della città vecchia. Migliore occasione non c’è per provare un altro piatto tipico della cucina magrebina, la Pastilla: una torta dolce/salata ripiena di carne e guarnita esternamente con zucchero a velo e mandorle.

Il pomeriggio facciamo ritorno in Riad, circondati nel tragitto da alcuni ragazzini insistenti che cercano di convincerci ad accettare di essere accompagnati da loro al riad, con la scusa di vicoli e stradine chiuse (non fidatevi, in realtà sono sempre aperte!). Orientandoci con la bussola di Google Maps e tenendo la rotta verso nord-est, dopo qualche giro a vuoto, ritroviamo la strada di casa e ci concediamo un po’ di riposo nella bellissima piscina del Riad. 

Per cena decidiamo di provare la cucina del nostro Riad: prendiamo un piatto a testa ma iniziamo a capire che basta un piatto in due: le porzioni marocchine sono ovunque abbondantissime! Assaggiamo un ottimo cous cous vegetariano e una buonissima Tajine di pollo rovente, in linea con le temperature di fuoco dell’estate marocchina!

Giorno 3
 
Percorrenza: 272 km – 6h di auto
Data: 30 giugno
Tappe: Fes, Ifrane, Ziz Valley, Merzouga, Erg Chebbi desert 
Pernottamento: Camel Trip Luxury Camp – Tenda nel deserto Erg Chebbi

Dopo colazione, Hussein, un caro ragazzo trentacinquenne come noi, ci viene a prendere in Riad per partire per il nostro on the road di 4 giorni che ci porterà alla scoperta delle montagne dell’Atlante e del deserto di Erg Chebbi, alle porte del Sahara

Indecisi se affittare una macchina o affidarci a un tour operator locale, abbiamo optato per la seconda opzione per avere l’opportunità di immergerci nella cultura locale e di avvicinarci a tante persone che vivono nelle più autentiche realtà del deserto marocchino. Ci siamo affidati a Morocco Every Day Trip, una famiglia berbera che organizza tour e viaggi su misura, ci siamo trovati benissimo e porteremo queste persone nel cuore e nei nostri ricordi!

Partiamo di prima mattina a bordo di un 4×4 per raggiungere il deserto di Merzouga. Le tappe di questa giornata sono molte e tutte incredibilmente pittoresche. Attraversando le montagne del Medio Atlante la temperature si fa più mite, fino a diventare quasi fresca, tanto da ospitare un ambiente estremamente diverso dai paesaggi brulli e secchi di Fes. Raggiungiamo la foresta dei cedri centenari di Arzou dove ci fermiamo per una breve sosta ad ammirare alcune scimmiette tra gli alberi e poi facciamo tappa alla vicina Ifrane, piacevole e fresca località turistica soprannominata la “Svizzera marocchina”, per il suo verdissimo paesaggio, le case con tetti spioventi e una gran quantità di neve in inverno. 

Proseguiamo per Midelt per un pranzo “turistico” ma buono, in un piccolo ristorante a bordo strada. Le strade sono ben tenute, larghe e non mancano i paesaggi mozzafiato che cambiano totalmente ad ogni curva passando dal verde delle montagne a colline di terra rossa e arida, dalle tende dei nomadi berberi a piccoli insediamenti urbani nel mezzo del nulla. Si susseguono anche decine di posti di blocco della polizia, dove è necessario sempre rallentare per farsi riconoscere e, su loro richiesta, eventualmente fermarsi per mostrare i documenti. 

Nel pomeriggio ci dirigiamo verso Erfoud passando per Errachidia e la Ziz Valley dove ammiriamo le prime distese verdi di palme da dattero tra le rosse conformazioni rocciose e alcune affascinanti Kasbah. Il sole è forte e un vento caldo e secco soffia via ogni goccia di sudore.

Arriviamo nel tardo pomeriggio al deserto di sabbia dell’Erg Chebbi (Merzouga). La prima vista di quelle imponenti dune di sabbia arancione ci lascia senza parole: sembrano dolci colline d’oro, che spiccano in mezzo a un deserto di terra nera. 

Il nostro programma è ancora lungo e pieno di emozioni. Ci fermiamo per una pausa dal lungo viaggio in un piccolo hotel solo per un rigenerante bagno in piscina in attesa della nostra prossima esperienza al tramonto. Il caldo è quasi insopportabile, così secco che è impossibile sudare! 

Brahim, il responsabile del Tour Operator viene a prenderci per accompagnarci alle porte del deserto, dove ci aspettano Mohamed e i suoi due adorati altissimi cammelli. Mohamed è un giovanissimo diciottenne nomade, nonchè orgogliosissimo berbero del deserto, che, pur non avendo mai messo piede fuori dalla sua terra conosce almeno cinque lingue e trascorre le lunghe estati marocchine dormendo sotto i cieli stellati del deserto, su un morbido tappeto disteso sulla sabbia, in compagnia dei suoi amati cammelli. Accompagna i viaggiatori tra le dune del deserto, guidando i suoi fedelissimi cammelli verso i campi tendati, con addosso un vistoso Tagelmust blu cobalto, il tipico turbante berbero che protegge la testa da sole, vento e sabbia. 

Indossiamo con l’aiuto di Brahim i nostri Tagelmust e saliamo delicatamente in groppa ai nostri amici cammelli. Resto piacevolmente sorpresa dall’amore che Mohamed ha verso i suoi amici a quattro zampone, dalla cura e dalla dedizione che gli dedica e che si nota da quanto questi dolci animali lo seguano e lo cerchino.

Che dire della passeggiata di un’ora e mezza al tramonto nel deserto a bordo di un cammello? Assolutamente pazzesca! I colori dorati del sole che si riflette nel deserto, i silenziosi passi delle zampe che affondano nella sabbia, una leggera brezza calda e Mohamed che, tenendo le fila, canta “Bella Ciao” in un improbabile italiano, mentre salta tra le dune.

Arriviamo al campo tendato con l’ultimo bagliore di luce, ma che non ci impedisce di ammirare la bellezza di questo luogo esotico: una decina di tende lussuosissime sono disposte a formare una U. Ogni tenda è collegata attraverso un sentiero a croce che altro non è che un rosso tappeto berbero adagiato sulla sabbia. Al fondo del tappeto centrale si trova il ristorante dove conosciamo una coppia di ragazzi americani che come noi sono affascinati da tutta questa bellezza. Il campo è gestito da giovanissimi ragazzi berberi che ci servono la più pazzesca tajine di pollo al curry di limone mai assaggiata, una fantastica tajine di pollo alle prugne e un’altra tajine vegetariana di melanzane e formaggio, una specie di parmigiana berbera che esplode in bocca. Tutte specialità che il mio caro maritino ha potuto appena assaggiare a causa di un’inattesa sorpresa: l’influenza intestinale. Dopo aver riempito ogni angolo del mio stomaco per sopperire alle mancanze del mio compagno di viaggio, ci spostiamo fuori tra le dune attorno a un fuoco, sotto un tappeto di stelle. 

La serata continua al ritmo del suono dei tamburi berberi che ci fanno ballare e cantare fino a notte inoltrata. I nostri nuovi amici ci raccontano tante storie delle loro terre, antiche credenze dei nomadi, tradizioni e usi, fino a quando la stanchezza ci travolge e ci costringe a ritirarci nella nostra tenda, dove ci attende un enorme letto matrimoniale. 

Ma le temperature della notte estiva sono così alte che è impossibile prendere sonno. L’influenza intestinale di Mirko si aggrava e sale anche la febbre. Decidiamo dunque di restare fuori dalla tenda proprio come Mohamed. Con coraggio, provo ad uscire prima io nel buio e nel silenzio del deserto, sotto la luce di una flebile lampada posizionata davanti alla tenda. Ma, spostandomi appena fuori dal campo, mi basta alzare gli occhi al cielo per restare folgorata da un’accecante Via Lattea che illumina le dune. I miei occhi si abituano al buio e all’improvviso scorgo a poche decine di metri da me una sagoma di un piccolo animale bianco: una volpe del deserto! Corro spaventata in tenda, ma poco dopo, ritrovo il coraggio di uscire, questa volta accompagnata dal mio febbricitante ma indomito marito, per ammirare insieme tutta quella bellezza. Seduti su una sedia col naso all’insù, restiamo ad ammirare miliardi di stelle, circondati da una leggera brezza e dal silenzio ovattato e sordo delle dune del deserto.

Giorno 4
Tempo di percorrenza: 100km – 4h di auto
Data: 1 luglio
Tappe: Esplorazione del deserto: Villaggio Khamlia e musica Gnawa, off-road tra le dune, tenda nomade, Mercato di Rissani, Oasi nel deserto
Pernottamento: Riad Jouba – Merzouga

Dopo pochissime ore di sonno tra caldo insopportabile ed emozioni frastornanti, la sveglia suona all’alba, per ammirare il sorgere del sole tra le dune. Con gli occhi assonnati, indossiamo i nostri sandali e usciamo dalla tenda. Il sole è appena sorto e le dune sono di un color arancione intenso, in forte contrasto con l’azzurro del cielo. Passeggiamo soli, nella solitudine e nel silenzio dell’alba, scattando centinaia di foto per immortalare tutta questa bellezza. Ritorniamo al campo di buon ora per la colazione servita su un tavolino nella sabbia e accompagnata da una forte dose di paracetamolo e antifiammatori per Mirko, e purtroppo è giunta lasciare questo luogo. Mohamed sistema i cammelli per affrontare l’ora e mezza di passeggiata per il ritorno, che ci regala altri scatti stupendi. 

 

Altre esperienze incredibili ci aspettano. Hussein ci accopagna a visitare il Villaggio dei Khamlia, eredi del gruppo etnico discendente dagli schiavi neri subsahariani. 

Un vero e proprio spaccato di Africa Nera, sopravvissuto nel deserto del Sahara e diventato famoso per la sua musica ipnotica e tribale chiamata Gnawa. Una musica che si narra essere in grado di indurre uno stato di trance grazie ai suoni bassi e ritmici dei tamburi e ai canti evocativi. 

Arrivati al villaggio, veniamo accolti dall’immancabile thè alla menta e fatti accomodare all’interno di una capanna simile a quelle viste in Kenya, con muri di terra cruda e tetto di paglia. 

Un gruppo composto da sei musicisti vestiti di bianco si siede di fronte a noi e inizia a suonare al ritmo dei tamburi. In pochi secondi siamo tutti in piedi, abbandonati nelle danze tribali tradizionali. 

Il villaggio sopravvive grazie alle offerte dei visitatori, per cui è importante non dimenticarsi di lasciare un contributo!

La mattina prosegue ammirando le abilità di Hussein in off-road tra le dune

Saliscendi, curve pericolose e qualche rischio di restare bloccati tra la sabbia. L’off-road ci conduce alla seconda tappa: visita a una tenda dei nomadi berberi.

Il Marocco ha una fortissima vocazione nomade e capita frequentemente di scorgere per la strada le tipiche tende dei nomadi berberi, inerpicate tra le montagne. Queste famiglie si spostano durante l’anno tra il deserto e le montagne in cerca di acqua e si accampano costruendo tende provvisorie e facili da trasportare. Sono famiglie solitarie, composte da poche persone, spesso con due o tre figli che non frequentano la scuola ma si occupano della manutenzione dell’accampamento. A volte possiedono un asinello e qualche pecora per il latte.

Alle porte del deserto Erg Chebbi, si trovano diverse tende nomadi che accolgono volentieri i visitatori. Arriviamo con il nostro 4×4 vicino a uno di questi accampamenti, dove sventola una fierissima bandiera amazigh dai bordi strappati blu, gialla e verde (che simboleggia il mare, il deserto e la montagna), piantonata sulla terra brulla. Veniamo fatti accomodare al riparo della tenda costruita da un’articolata struttura di rami su cui poggia uno spesso telo nero di lana che ci protegge dal sole. La tenda è larga e bassa, ci costringe a piegarci per entrare e ci sediamo su una distesa di tappeti colorati e polverosi, con cui vengono anche divisi gli spazi interni. E’ aperta sui quattro lati, permettendo al vento di asciugarci il sudore. Purtroppo gli uomini della famiglia sono tutti al lavoro lontano dall’accampamento, impegnati con la vendita dei loro prodotti, e al loro posto, arriva una dolce bambina, dal viso macchiato di nero, a servirci un delicatissimo thé aromatizzato alle erbe spontanee del deserto e un pezzo di focaccia di pane condita con cipolla e pomodoro. Un momento semplice, così lontano dalle nostre vite quotidiane, che ci riporta ai nostri antenati e alla loro lotta per la sopravvivenza.

Salutiamo questa semplice famiglia lasciando anche a loro una piccola donazione e proseguiamo il nostro viaggio verso Rissani.

Rissani è una città del deserto, non ancora toccata dal turismo di massa, nonché luogo di nascita del nostro amico Hussein.

Visitiamo in sua compagnia il mercato, un souk dove non si vede nemmeno un turista e dove riusciamo ad acquistare una scatola di datteri giganti a un ottimo prezzo e una busta piena di spezie e trattamenti erboristici tra cui dei cristalli di menta per il raffreddore, curry al limone e un profumo all’ambra delizioso. 

Per pranzo Hussein ci accompagna in un ristorante del souk, La Baraka, completamente adornato da tappeti per farci assaggiare orgogliosamente la loro “pizza berbera”: una focaccia gustosissima condita internamente con verdure a foglia verde, spezie e carne macinata! 

Il caldo diventa opprimente ma ci aspetta un’ultima tappa: l’immancabile Oasi nel deserto

Una piccola oasi “comunale”, divisa in appezzamenti coltivati dagli abitanti di Merzouga con verdure e palme da dattero, circondata da terra bruna e dune di sabbia. L’acqua viene canalizzata attraverso un semplice ma efficace sistema di chiuse che all’occorrenza arriva ad ogni coltivazione.

Hussein non sembra essere per nulla spossato dai 48 gradi che segna l’auto ed è ancora disponibile a mostrarci tante cose del suo amato deserto ma le nostre forze, complice anche l’influenza intestinale, sono terminate, e decidiamo di trascorrere l’ultima parte del pomeriggio nella fresca piscina del bellissimo Riad Jouba. Durante un bagno rigenerante, abbiamo anche la fortuna di assistere a un evento più unico che raro: qualche goccia di pioggia scende dal cielo!

I dolori intestinali del mio compagno di viaggio non sembrano attenuarsi, costringendomi a cenare da sola, con il rimorso di non riuscire a finire le porzioni ciclopiche di cibo servito e con la paura di offendere il giovane proprietario del riad che mi guarda sconsolato quando gli chiedo scusa per non essere riuscita a finire tutti i piatti.

Scopriamo così quanto il popolo marocchino abbia a cuore l’accoglienza e lo dimostri attraverso la presentazione dei suoi piatti culinari dai gusti raffinati ma decisi. Ci accorgiamo che per loro è quasi un’offesa non terminare un piatto, perchè pensano che non sia stato gradito.

Urgono antibiotici per contrastare quello che ormai è chiaro essere un batterio. Per fortuna il nostro kit dei medicinali è ben fornito! Nei nostri viaggi abbiamo imparato a portare dietro qualsiasi medicinale possa servire, oltre a stipulare sempre una buona assicurazione di viaggio! 

Giorno 5
Tempo di percorrenza: 322 km – 6h di auto
Data:2 luglio
Tappe: Fossili, Gole del Todra, Valle di Dades, Kasbah Amridil, Ouarzazate
Pernottamento: Riad Dar Chamaa – Ouarzazate

La mattina seguente il peggio sembra essere passato, la febbre è scesa portandosi via i lancinanti dolori intestinali.

Hussein è dispiaciuto per questo inconveniente e, con nostra sorpresa, si ferma di passaggio davanti a casa sua a Rissani. Ci dice di attendere in macchina e dopo pochi minuti esce con la sua mamma e un bicchiere di acqua calda e cumino. “E’ un ottimo rimedio per i problemi intestinali!”

La giornata prosegue migliorando, anche grazie ai riposini che può fare tra una tappa e l’altra al fresco dell’aria condizionata dell’auto.

La prima tappa è un’azienda che estrae fossili. Il Marocco è costellato di antichissimi fossili, alcuni davvero enormi, il paradiso per gli amanti delle ere geologiche. 

Proseguiamo verso le montagne dell’Alto Atlante in direzione Gole del Todra, un antichissimo canyon roccioso che raggiunge i 160 metri, attraversato dal fiume Todra, dalle acque fresche e cristalline e che è possibile attraversare a piedi.

Hussein ci lascia all’inizio delle gole e procediamo a piedi attraversando queste profondissime gole. 

E’ un luogo turistico, ma frequentato anche dai molti marocchini che vengono a trascorrere le giornate al fresco delle sue acque. 

Possiamo goderci affascinanti scene di vita locale di famiglie numerose che pranzano sulle rive del fiume e i bimbi che giocano tra le piccole rapide. Ancora sconvolti dal caldo sofferto nelle giornate precedenti non esitiamo a toglierci le scarpe per rinfrescarci nell’acqua cristallina.

Per pranzo Hussein ci regala un altro ristorantino fuori dalle rotte turistiche e dal nome impronunciabile, Dar Ait Bara Chez Habitant, dove degustiamo un’altra buonissima tajine a base di uova e verdure, seduti comodamente su coloratissimi divanetti.

Proseguiamo verso la Valle di Dades, punto di inizio di un altro spettacolare paesaggio montuoso che ci lasciamo alle spalle per raggiungere l’ultima tappa della giornata lungo la strada delle Mille Kasbah: la Kasbah Amridil a Skoura.

La fortuna di essere nella bassa stagione per il Marocco è quella di avere a disposizione tutto per noi. Niente orde di turisti maleducati, niente fretta, niente traffico. 

Per cui anche in questa meravigliosa Kasbah, a mio parere una delle più belle del Marocco, siamo gli unici visitatori e possiamo fare in tranquillità scatti incredibili con la nostra Canon. 

Decidiamo di non prendere una guida per dedicarci con tranquillità alla fotografia, ma con pochi euro è possibile essere accompagnati da una guida locale. 

La Kasbah è costruita interamente con terra e fieno, con decori intarsiati a mano e conservati nel tempo grazie al clima secco e agli interventi di restauro. 

All’interno si trovano ancora tutti gli oggetti posseduti dalle famiglie che l’hanno abitata, rendendola un autentico gioiello di storia marocchina. 

Trascorriamo ore all’interno di questo luogo antico a scattare fotografie, affascinati dall’architettura di questi luoghi.

Arriviamo in serata a Ouarzazate, la Hollywood marocchina, dove ci attende un fantasmagorico Riad con piscina stile mille e una notte: il Riad Dar Chamaa. Solito thè di benvenuto con biscottini e poi dritti in piscina dove però arriva un temporale estivo ristoratore che ci regala un tramonto folgorante!

Giorno 6
Tempo di percorrenza: 165 km – 5 h di auto
Data: 3 luglio
Tappe: Ouarzazate, Ait Ben Haddou, Tizi n’Tichka, Marrakech
Pernottamento: Riad Alnadine – Marrakech

Ultimo giorno di on the road del Marocco. Ultimo giorno in compagnia di Hussein, che ci lascerà a Marrakech.

Attraversiamo in auto Ouarzazate, che ci sembra una bellissima ed elegantissima città marocchina. Decidiamo di non entrare agli Studios che l’hanno resa celebre come la “Hollywood d’oriente“, ma ci limitiamo ad ammirare da fuori le due imponenti statue egizie al portone di ingresso.

Partiamo alla volta di Ait Beh Haddou, il Ksar , nonché città fortificata più famosa del Marocco, che ha fatto da sfondo ad innumerevoli film di fama mondiale, come Il Gladiatore, La Mummia e Prince of Persia

Costruita lungo la rotta carovaniera tra Marrakech e il deserto del Sahara è davvero un gioiello costruito totalmente in terra battuta, circondato dal fiume Ounila che è possibile anche guadare a piedi. 

Non per noi però, perché le insolite piogge del giorno precedente lo hanno reso un fiume in piena e non il solito rigagnolo d’acqua estivo, costringendoci ad attraversarlo dal piccolo ponte pedonale. 

Il Ksar oggi è un luogo prettamente turistico, quasi disabitato ormai, ma che, fortunatamente, siamo riusciti a goderci arrivando di mattina presto, prima dell’arrivo dei pullman da Marrakech. 

E’ stato strategico dormire a Ouarzazate, ben più vicino rispetto a Marrakech. Così siamo riusciti a goderci la bellezza silenziosa di questo luogo, con i negozietti di souvenir appena aperti e l’aria fresca del mattino.

Passeggiando per le strade in salita, raggiungiamo la sommità di questa città inerpicata su una collina, da dove si gode di una vista impareggiabile delle sue case decorate color ocra, il letto del fiume Ounila e la vallata verde di palme da dattero. 

Hussein ci mostra orgogliosamente il punto esatto allestito per le riprese de Il Gladiatore.

Prima di concludere la passeggiata ci dedichiamo all’acquisto di qualche souvenir e ci rimettiamo in carreggiata.

La giornata trascorre veloce, tra paesaggi montani mozzafiato, strade panoramiche, banchetti di pietre, fossili e miele locale allestiti lungo la via.

Le strade sono ben asfaltate, larghe e sicure, costruite tra impressionanti tagli verticali nella roccia.

Ci fermiamo per una breve sosta all’Argan Oil Cooperative, un negozio di olio d’Argan prodotto in modo responsabile da una comunità femminile, dove proviamo alcuni prodotti sicuramente più puri rispetto a ciò che si può trovare nei souk.

Attraversiamo il passo di Tichka a 2260 metri di altitudine e dopo una lunga salita, inizia la discesa verso Marrakech e l’aria ritorna più calda e secca.

L’arrivo a Marrakech, dopo giorni di pace e di silenzi del deserto è decisamente rumoroso: le automobili creano una congestione di traffico, centinaia di motorini rendono l’aria satura di smog, carretti trainati dagli asini danno a questa città imperiale un sapore ancora legato alle tradizioni. Entriamo in auto nella Medina, che a differenza di Fez è aperto a centinaia di motorini che sfrecciano senza timori tra la gente. 

Arrivati. E’ ora di congedarci da Hussein con un lungo abbraccio!

Il proprietario del Riad Alnadine viene a prenderci per evitare di perderci tra le intricate vie delle Medina e, come a Fez, dietro a una semplice porta di legno, si nasconde un piccolo angolo di pace, avvolto da un dolce profumo di agrumi, arredato con quel tipico tocco marocchino fatto di intarsi nel legno di cedro, comode poltrone in pelle e altissime piante tropicali che svettano attorno corte centrale. Una piccola piscina di acqua fresca è disposta al centro del giardino con vista sul cielo blu della città. Ci innamoriamo perdutamente di questo riad dai colori chiari ma decisi e profumato al bergamotto!

Dopo il classico thè di benvenuto e un po’ di relax nella spa, decidiamo di avviarci a un primo giro di perlustrazione della città e capiamo presto che i souk sono il vero cuore pulsante di Marrakech. E’ nei souk che puoi trovare la quotidianità della sua gente, basta saper guardare oltre ai turisti. Tra quei vicoli, protetti dal sole da suggestive coperture in legno intarsiato proprio come Fez, vediamo uomini che sistemano le loro botteghe, donne che passeggiano per la spesa quotidiana, trattative estreme, gruppi di ragazzi che sfrecciano in motorino e suggestivi momenti di preghiera al canto dei Muezzin che interrompono per qualche minuto la frenesia della città. I prezzi sono di molto inferiori rispetto a quelli trovati a Fez o nelle botteghe di Ait Ben Haddou e decidiamo di fare shopping sfrenato!

Per cena prenotiamo nel troppo turistico Le Slimana Restaurant, un luogo che ho trovato poco autentico e dedicato solo al turismo, visti anche i prezzi eccessivi rispetto alla media, ma dove abbiamo comunque potuto assaporare una cucina raffinata e particolare.

Giorno 7
Tempo di percorrenza: 7 km a piedi
Data: 4 luglio
Tappe: Marrakech
Pernottamento: Riad Alnadine – Marrakech

La nostra esperienza a Marrakech inizia con una fresca brezza mattutina, sulla stupenda terrazza del Riad arredata con divani e tappeti marocchini, piante tropicali e comodissime sdraio. 

Ci viene servita una colazione meravigliosa, con succo di frutta appena estratto, yogurt e plum cake fatto in casa, profumatissime marmellate di agrumi e caldissime Msemen da farcire. 

L’atmosfera è rilassata, lenta e serena: decidiamo di goderci queste vibes per gli ultimi giorni del nostro viaggio.

Uscendo dal Riad l’atmosfera si scalda al suono roboante dei motorini ma c’è ancora una lieve brezza del mattino. 

E’ venerdì, il giorno dedicato alla preghiera e l’atmosfera è molto più tranquilla rispetto al giorno precedente. 

Molte botteghe del souk restano chiuse e gli uomini si recano verso le moschee vestiti a festa con la tradizionale lunga tunica bianca di cotone, la djellaba. 

Assistiamo a diversi momenti di preghiera: decine di uomini stendono il loro tappeto sull’asfalto nelle vicinanze delle moschee e pregano in ginocchio rivolti verso la Mecca, guidati dalla cantilena del Muezzin che risuona negli altoparlanti disseminati nella città per cinque volte al giorno e recitano l’invito alla preghiera “Allāhu akbar” (Allah è il più grande), “Ashadu an la ilaha illa Allah” (Attesto che non c’è altro dio che Allah).

Approfittando dell’atmosfera rilassata e tranquilla del venerdì riusciamo a goderci la bellezza autentica dei souk. Pochi turisti, poche botteghe aperte, famiglie che passeggiano all’ombra delle coperture in legno dei vicoli colorati e profumati da spezie e incensi. Visitiamo il quartiere di Mellah, antico quartiere ebraico famoso per le sue spezie, dove riusciamo a fare ottimi affari approfittando della quiete della giornata. Attraversiamo Tinsmiths Square, una fresca piazzetta dove ci concediamo una pausa con un frullato al mango e proseguiamo alle porte del monumentale palazzo El Badi, costruito nel 16esimo secolo e simbolo della grandezza del sultano della dinastia Saadiana. Affianchiamo anche il bellissimo palazzo El Bahia che decidiamo di non visitare a causa di una grande affluenza di turisti.

Tra camminate sotto il sole cocente e assaggi di dolcetti tipici come la Chebakia, il Sellou e i Ghoriba, tendenzialmente tutti fritti e immersi nel miele e nella frutta secca, arriva presto il tramonto.

Per goderci il tramonto da uno dei tanti rooftop disseminati in città, ci rechiamo nella magica Place des Épices, nel piccolo ristorante Ayaso Medina, dove ci accomodiamo in una magica terrazza tra le più alte della città e riusciamo a goderci la rara bellezza di un tramonto infuocato al suono del quarto richiamo alla preghiera del Muezzin. Ceniamo provando delle ottime Kefta, tradizionali polpette al sugo e restiamo gli unici clienti della terrazza, godendoci un tramonto esclusivo solo per noi. La terrazza è così alta e siamo così soli lassù che per chiedere il dolce approfittiamo di un citofono per parlare con il cameriere al piano terra!

Per concludere la serata ci catapultiamo nella tumultuosa, scombinata e famosissima piazza Jamaa El Fna, che si accende ogni sera al calar del sole diventando un palcoscenico per incantantori di serpenti, musicisti berberi al ritmo dei loro tamburi, bancarelle di cibo fumante, venditori di frutta urlanti che attirano l’attenzione e altre scene poco adatte a un pubblico sensibile! Passeggiamo fino al minareto della Moschea Koutobia, ancora impalcata a causa del devastante terremoto del 2023 e ci godiamo la leggera brezza della notte.

Giorno 8
Tempo di percorrenza: 6 km a piedi
Data: 5 luglio
Tappe: Marrakech
Pernottamento: Riad Alnadine – Marrakech

Siamo giunti al termine del nostro stupendo viaggio marocchino. Abbiamo ancora qualche tappa immancabile e una missione da portare a termine: acquistare un tavolino da salotto in stile marocchino.

Nei giorni precedenti, attraversando uno dei tanti souk, precisamente nei vicoli secondari del souk Fakharine, ci siamo imbattutti in una minuscola bottega di un anziano signore sdentato che lavorava sapientemente legno di cedro per crearne meravigliosi arredi. Ci colpisce un tavolino da thé in legno di cedro con intarsi berberi geometrici e alla base dei bellissimi archi arabeschi. Il prezzo è quasi irrisorio, 600 dhiram, 60 euro che contrattando diventano 45. Ci congediamo da lui dicendogli che saremmo tornati se avremmo trovato il modo di spedirlo in modo sicuro. Con l’aiuto del proprietario dell’hotel, realizziamo che la via della spedizione internazionale non è percorribile a causa dei prezzi non inferiori a 100 euro. Ritorniamo dal nostro simpatico Geppetto marocchino con un metro per misurarne le dimensioni e con grande entusiasmo realizziamo che possiamo imbarcarlo con noi in aereo nella stiva! Concludiamo un felicissimo acquisto, completandolo con una tipica lampada intarsiata in ottone venduta dal suo dirimpettaio, e andiamo alla ricerca di una grande borsa che lo possa contenere. 

Tornati in hotel percorrendo i souk con l’ingombrante tavolino sulle spalle, ci dedichiamo ad un’arrangiatissima operazione di imballo per prevenirne gli urti nel trasporto. Tutto ciò che abbiamo sono i nostri vestiti che avvolgiamo minuziosamente attorno al tavolino. Imballato e imbustato in una capiente borsa fuxia con i manici è pronto per il viaggio!

Imperdibile a Marrakech è la sua Madrasa di Ben Youssef, antica scuola coranica d’architettura arabo-andalusa. La ricchezza di intarsi e l’architettura marocchina ci rapiscono ancora una volta per più di un’ora, alla ricerca di scorci e particolari da fotografare. 

Passeggiando tra i vicoli, ci imbattiamo nei souk più autentici: il quartiere delle concerie con il loro odore tagliente, quello coloratissimo dei tappeti e infine alcune strette vie dedicate a piccoli ristoranti fumanti su strada. E’ ora di pranzo, giusto in tempo per provare un po’ di street food e alcuni dolcetti al caramello che resteranno a lungo nei miei pensieri.

Anche il successivo tramonto arriva presto e per l’ultima serata scegliamo un rooftop con vista su piazza Jemaa El Fna, il ristorante Argana, dove ci godiamo dall’alto il delizioso caos proveniente dal basso. Deliziamo il palato con una serie di assaggi, dalle olive al limone alle cipolle caramellate e i peperoni in agrodolce e terminiamo la cena godendoci l’ultimo zuccheratissimo thè alla menta servito con una teiera in argento intarsiato.

Giorno 8 
Data: 6 luglio
Tappe: ritorno in Italia da Marrakech

 

Spaventati dalle recensioni viste online, decidiamo di recarci con largo anticipo all’aeroporto di Marrakech, con più di tre ore di anticipo rispetto all’orario di partenza, complice anche il fatto di dover imbarcare due bagagli tra cui un inusuale tavolino berbero.

Complice anche la bassa stagione, i controlli sono stati veloci ma minuziosi a causa delle assurde restrizioni e paranoie inutili che ormai coinvolgono ogni viaggiatore costretto a volare con Ryanair. Dagli ossessionanti controlli delle misure dei bagagli, all’assurdità (solo negli aeroporti marocchini) di dover avere la carta d’imbarco stampata in cartaceo

Ryanair a parte, ritorniamo in Italia con una sola domanda: il nostro tavolino sarà rimasto intatto? 

 

Ebbene sì, e sta benissimo nella nostra casetta!